ॐoṃ · praṇava
Om, significato della sillaba sacra
3 min di lettura · Aggiornato il 18 ottobre 2026 · Fonti verificate il 16 ottobre 2026
In breve
Om è la sillaba più sacra delle tradizioni indiane, e il suo significato è dato dai testi stessi. La Māṇḍūkya Upaniṣad si apre dicendo che Om è tutto questo, passato, presente e futuro, e ciò che sta oltre il tempo. Negli Yoga Sutra Patañjali lo chiama praṇava e ne insegna la ripetizione, attenta al significato, come supporto della meditazione.
Om apre e chiude la recitazione vedica, quasi ogni mantra e la maggior parte delle lezioni di yoga del mondo. Dietro questo breve suono c’è uno degli insegnamenti più profondi delle Upanishad: una mappa della coscienza in tre lettere e un silenzio.
La sillaba nelle Upanishad
La Māṇḍūkya Upaniṣad, una delle Upanishad più brevi (dodici versi), è interamente dedicata a Om. Si apre con queste parole:
ओमित्येतदक्षरमिदं सर्वम्
om ity etad akṣaram idaṃ sarvam
Om: questa sillaba è tutto questo.
Prosegue dicendo che passato, presente e futuro sono Om, e che anche ciò che sta oltre i tre tempi è Om. Poi legge la sillaba come tre suoni (mātrā) e un silenzio (versi 8-12):
| Parte | Stato | Che cosa dice l’Upaniṣad |
|---|---|---|
| A | veglia (jāgrat) | il primo suono, perché pervade e viene per primo |
| U | sogno (svapna) | il secondo, lo stato intermedio, rivolto all’interno |
| M | sonno profondo (suṣupti) | il terzo, dove tutto è raccolto e misurato |
| silenzio | il quarto (turīya) | senza parti, oltre le parole, pacifico, non duale |
L’ultimo verso è la chiave per cantare Om:
अमात्रश्चतुर्थोऽव्यवहार्यः प्रपञ्चोपशमः शिवोऽद्वैत एवमोंकार आत्मैव
amātraś caturtho 'vyavahāryaḥ prapañcopaśamaḥ śivo 'dvaita evam oṃkāra ātmaiva
Il quarto non ha misura: oltre ogni relazione, dove il mondo si quieta, benevolo, senza un secondo. Così Om è il Sé stesso.
La parte più importante di Om è quella che non si pronuncia: il silenzio dopo la M.
Nella Kaṭha e nella Chāndogya Upaniṣad
Nella Kaṭha Upaniṣad è la Morte in persona a istruire il giovane Naciketas. Della parola che tutti i Veda proclamano, dice che la dirà in breve: om ity etat, «è Om» (2.15). «Questa sillaba è il brahman, questa sillaba è il supremo… Questo è il supporto migliore, questo è il supporto supremo» (2.16-2.17). La Chāndogya Upaniṣad si apre con la stessa indicazione: om ity etad akṣaram udgītham upāsīta, «si veneri la sillaba Om come il canto» (1.1.1).
La sillaba negli Yoga Sutra
Patañjali chiama Om praṇava e gli dà un ruolo preciso nella meditazione:
तस्य वाचकः प्रणवः । तज्जपस्तदर्थभावनम् ॥
tasya vācakaḥ praṇavaḥ | taj-japas tad-artha-bhāvanam ||
La sua parola è il praṇava, Om. Lo si ripeta contemplandone il significato.
«Sua» si riferisce a Īśvara, il Sé speciale non toccato dalle afflizioni che Patañjali ha appena descritto (1.24). Il sutra successivo (1.29) dice che da questa pratica vengono il volgersi della consapevolezza verso l’interno e la scomparsa degli ostacoli. Negli Yoga Sutra, dunque, Om non è un suono di riscaldamento: è una via completa di meditazione, la base del japa con il mala.
Il simbolo ॐ
In devanagari ॐ è una legatura speciale: la vocale ओ (o) sormontata da un candrabindu, una mezzaluna e un punto che indicano il ronzio nasale. La parola praṇava è spesso spiegata come «ciò che risuona», e oṃkāra significa semplicemente «la sillaba Om». Oggi circolano molte spiegazioni delle curve del segno: sono letture moderne. Le Upanishad spiegano il suono, non il disegno.
Om è sacro anche oltre l’induismo: mantra buddhisti come oṃ maṇi padme hūṃ cominciano con esso, e la tradizione jainista lo legge a modo suo. È una buona ragione per trattare il simbolo con cura: in India molte persone trovano irrispettoso vederlo su un tappetino da pavimento o su una scarpa.
Come cantare Om
- Si sieda con la schiena dritta, gli occhi chiusi, e inspiri con calma dal naso.
- Apra la bocca sulla A (come in «casa»), arrotondi le labbra sulla U, le chiuda sulla M e la lasci vibrare.
- Dia alla M vibrante più o meno la stessa durata delle vocali aperte messe insieme.
- Resti nel silenzio che segue per un respiro.
- Ripeta tre volte all’inizio o alla fine della pratica.
Buono a sapersi
Non esiste un’intonazione «giusta». Canti a un volume comodo e basso: l’attenzione conta più del suono. In gruppo, lasci che la sua voce si fonda con le altre invece di guidarle.
Una meditazione su Om di cinque minuti
Canti Om ad alta voce nove volte, poi nove volte mormorando, poi nove volte in silenzio, lasciando che ognuno finisca nel silenzio del quarto. Concluda restando seduto senza alcun suono per un minuto. Se vuole contare, aiuta un japa mala; se vuole andare oltre, la meditazione guidata termina con questa stessa pratica. Om apre anche la Gāyatrī e Om namaḥ śivāya, ed è la sillaba seme del centro tra le sopracciglia, ājñā. Gli altri grandi mantra sono presentati nella pagina sui mantra e il loro significato.
Domande frequenti
Si dice Om o Aum?
Entrambi. In sanscrito le vocali a e u si fondono in o, quindi la sillaba si scrive oṃ; la Māṇḍūkya Upaniṣad la analizza come A, U e M.
Bisogna essere induisti per cantare Om?
Om si canta nelle tradizioni induista, buddhista e jainista e nelle lezioni di yoga di tutto il mondo. Lo canti con rispetto per ciò che significa per queste tradizioni.
Che cosa significa il simbolo Om?
Il segno ॐ è una legatura: la vocale o con una mezzaluna e un punto (candrabindu) che indicano il ronzio nasale. Il significato sta nel suono: A, U, M e il silenzio che li segue, secondo la Māṇḍūkya Upaniṣad.
Quante volte si canta Om?
Tre volte all’inizio o alla fine della pratica è l’uso comune; 9, 21 o 108 per una meditazione più lunga. Resti nel silenzio dopo ciascuno.
Fonti
- Māṇḍūkya Upaniṣad con la Kārikā di Gauḍapāda e il commento di Śaṅkara, testo sanscrito (GRETIL) verificata il 16 ottobre 2026
- Māṇḍūkya Upaniṣad, versi 1-12, testo sanscrito (GRETIL) verificata il 16 ottobre 2026
- Patañjali, Yogasūtra, testo sanscrito (GRETIL, Università di Gottinga) verificata il 16 ottobre 2026
- Kaṭha Upaniṣad, testo sanscrito (GRETIL) verificata il 16 ottobre 2026
- The Yoga Sutras of Patanjali, traduzione di Charles Johnston (1912), Project Gutenberg verificata il 16 ottobre 2026